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SPAZIO E CREATIVITÁ

20-12-2010

 

Il vuoto è uno spazio che si riempie con la creatività.

Il corpo è il luogo per interagire con il mondo e con gli altri perché è attraverso i sensi corporei che noi comunichiamo. Con essi ci mettiamo in rapporto con gli altri ed è sempre attraverso il corpo che percepiamo le cose.

L'interno e l'esterno del nostro corpo, se pur delimita il nostro io e lo divide dal resto del mondo, vive allo stesso tempo in un piano più importante ed essenziale. I sensi sono lo strumento di comunicazione che ci apre all'ambiente e agli altri: un mezzo privilegiato per entrare in comunicazione con alcune delle 10.000 cose.

Il corpo è luogo e mezzo per comunicare e comprendere il livello più ampio di consapevolezza: la coscienza cosmica.

La natura partecipatoria della percezione mette in luce la caratteristica basilare di quest'ultima: la sua reciprocità. Il Tuei Shou aiuta a prendere consapevolezza di questa funzione: toccare significa anche essere toccati. Così vale per altri sensi, infatti, vedere qualcuno e anche vedere che qualcuno è visto.

Ciò che ci permette di sperimentare le cose e gli altri (toccando, sentendo, vedendo, assaggiando... ) è il fatto di essere corpi e non quello di avere un corpo. Limitandoci all'aspetto percettivo-empatico proprio degli esseri umani consideriamo l'aspetto partecipatorio e quindi reciproco dell'esperienza che può derivare dalla pratica del Tuei Shou (gioco della dispersione delle mani). Un'azione contenuta nello spazio e nel tempo. Senza comunicazione e cooperazione tale pratica è inutile. Affinchè lo scambio di informazioni sia efficace il praticante deve innanzitutto affinare la sensibilità verso se stesso, verso la propria dimensione emozionale, psichica e corporea. Da questa sensibilità dipende la sua “presenza”.

Attraverso la presenza il praticante giunge all'esperienza totale del proprio essere e il rapporto con l'altro diviene il punto focale della pratica.

Il praticante evoca il vuoto, sempre nuovo, perché è il vuoto che permette un rapporto con il Tai Chi come con qualunque altra arte. Questo equivale ad ascoltare la forma attraverso la “presenza”.

Entrare quindi nella forma, diventare attivi in essa e vivere il suo pulsare con tutti i sensi o come disse qualcuno: abbandonare definitivamente il recinto dell'estetica.